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DIRIGENTI SETTORE INDUSTRIA: GESTIONE FERIE NON GODUTE

Il rapporto di lavoro del personale con qualifica dirigenziale del settore privato, da sempre, viene regolamentato da disposizioni legali e contrattuali differenti rispetto quelle che si applicano agli altri lavoratori dipendenti: tutto questo scaturisce dalla particolare autonomia e fiducia che, all’interno della organizzazione aziendale, gode tale personale.

 

La seguente riflessione, che trae origine da una modifica contrattuale (il nuovo art. 7, comma 4, dell’accordo di rinnovo del 30 luglio 2019 per i dirigenti del settore industriale) il cui obiettivo principale è quello di ridurre il rischio di contenziosi giudiziali che, sovente, escono al termine di rapporti di lavoro abbastanza lunghi e dove la risoluzione del contratto, lascia qualche “strascico”. La vecchia disposizione imponeva un obbligo di monetizzazione relativo ai giorni eccedenti le quattro settimane: esso scattava entro il mese di luglio dell’anno successivo a quello nel quale veniva a scadere il termine per il godimento del periodo feriale previsto dalla legge.Ovviamente, è bene sottolinearlo anche se appare superfluo, la monetizzazione non riguarda le quattro settimane annuali di ferie obbligatorie previste dall’art. 10 del D.L.vo n. 66/2003.  Il nuovo comma 4 dell’art. 7 afferma che, a partire dal 1° gennaio 2019, anche le ferie eccedenti le quattro settimane, ossia 11 giorni, atteso che le giornate riconosciute sono 35 e le quattro settimane corrispondono a 24 giorni lavorativi, debbono essere fruite entro i due anni successivi dalla fine di quello in cui sono maturate: scaduto tale periodo non possono più essere fruite, né monetizzate.La disposizione, però, pone in capo alla proprietà aziendale o a chi la rappresenta un onere ben preciso: il dirigente deve essere invitato formalmente (immagino, via PEC o lettera raccomandata) a fruire di tali ferie entro i 24 mesi, con la specifica che la mancata fruizione non sarà in alcun modo indennizzata. Se il datore di lavoro non adempie a tale onere, scatta una norma di tutela nei confronti del dirigente: a partire dal primo mese successivo alla scadenza dei 24 mesi, ha diritto a vedersi riconosciuta una indennità sostitutiva.Ovviamente, l’accordo collettivo, tenuto conto della particolarità del rapporto dirigenziale, lascia ampio spazio alla contrattazione individuale di regolamentare in modo diverso la gestione delle ferie eccedenti le quattro settimane: si tratta di un principio che trova spazio in una decisione della Suprema Corte, la n. 26464/2016. Il nuovo comma 4 pone, solleva un problema interpretativo: viene fissato un termine per l’invio della nota con la quale si invita il dirigente a fruire dei giorni di ferie eccedentari? L’accordo collettivo non dice nulla: di conseguenza credo che la disposizione contrattuale vada interpretata nel senso che la comunicazione debba essere inviata entro un termine ragionevole che consenta di fruire le ferie entro la fine dell’anno di maturazione e, comunque, entro l’anno successivo.Ma, perché, le parti hanno deciso di cambiare questa norma contrattuale: come detto “en passant” in precedenza, l’obiettivo è quello di ridurre il contenzioso giudiziale che vede contrapposti dirigenti, magari con qualifica apicale e grande autonomia operativa, e proprietà aziendale che è poco disposta a riconoscere l’indennità appellandosi al fatto che, durante il rapporto, gli stessi godevano di ampia autonomia e discrezionalità per la determinazione del periodo feriale.Sul punto, la Cassazione con la sentenza n. 23697 del 10 ottobre 2017, confermando la decisione di merito della Corte di Appello di Trieste, ha avuto modo di affermare, sulla base di un consolidato indirizzo giurisprudenziale (Cass., n. 7883/1996, n. 12226/2006), che un dirigente, in ragione della posizione apicale ricoperta, possiede il potere di autoattribuirsi le ferie: se non lo esercita, non ha diritto alla indennità sostitutiva, a meno che non provi che il mancato godimento sia dovuto a necessità eccezionali, oggettive ed indifferibili dell’impresa.

 

[TRATTO da articolo di E. MASSI (Generazione Vincente)]

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